LO ZIBALDONE - NOVEMBRE 2016


Beh, se potessi effettuerei una immediata dislocazione spazio temporale e sarei lì. Certamente non per un reale interesse ma solo per curiosità. Non so dov'è questo lì, non so in che epoca, in che tempo. E' un posto da fantascienza. E' la rappresentazione di un angolo di un mondo che gli uomini per qualche recondito motivo hanno improvvisamente abbandonato.

Lì è il regno della solitudine, una magnifica solitudine. Il panorama è algido, freddo e la costante di un chiassoso silenzio accompagna il visitatore. Tutto è immobile, i manufatti umani, la barca, la casa sul mare, il faro lontano non hanno subito le offese del tempo che passa ma sono rimasti così, cristallizzati come erano nella loro epoca. Quanto tempo è passato non si riesce a capire,  forse secoli, forse millenni, ere geologiche.

Lì non c'è più vita. L'aria è chiara e fresca, non pesci nel mare, non uccelli nel cielo, non insetti, non animali sulla spiaggia. Non tira un alito di vento. Il sole si è fermato. Non è l'alba, non è tramonto, non è mezzogiorno. Solo l'albero in fiore ci dice che la stagione sembra un' eterna primavera: il presagio di un'estate che non verrà mai.

Lì è la celebrazione  dell'irrealtà. Nonostante la ridondanza dei particolari e la perfezione dei dettagli si percepisce la presenza di qualcosa di indefinibile, quel qualcosa che ci fa sentire estranei alla rappresentazione pittorica.

A guardare questo dipinto mi sento preso da un certo senso di disagio, quasi stessi contemplando qualcosa che mai avrei dovuto vedere. Forse vuole inviarmi, anzi inviarci, un messaggio che al momento non riesco a capire. Mi sembra però di afferrare che il suo significato non è benevolo, anzi, minaccioso. Che vorrà dire?