LO ZIBALDONE - GIUGNO 2016

Tutto quello che voglio è dipingere i raggi del sole sulla parete di una casa. (Edward Hopper)

V
i confesso che non sono mai stato un grande frequentatore di gallerie d'arte, di mostre, ne tanto meno sono un esperto di pittura e di pittori. Però, per quel poco che conosco, ho apprezzato particolarmente  le opere di un pittore statunitense moderno: il  grande e, a mio avviso, geniale Edward Hopper. Nei suoi quadri il pittore rappresenta i paesaggi, la natura e la gente americana, registra la natura più vera dell'umanità, quella  che incontra in anonime e impersonali  città americane. Quando ammiro le sue opere a fatica riesco a staccarne lo sguardo ed entro in una specie  di catalessi, in uno stato di narcosi, permeato dal messaggio, forse non destinato a tutti, che l'Hopper  ci consegna. Rimango lì imbambolato mentre le sensazioni e gli stati d'animo che partono dalla tela mi penetrano. Percepisco di entrare a far parte integrante del quadro, di interagire con gli uomini, le donne rappresentate, di aver già vissuto le situazioni e le storie di quelle persone. Anche i paesaggi ritratti, gli ambienti dove il pittore ci guida sono come cosa nota, esperienze già vissute.

Una fredda luce tagliente e un buio misterioso

La preoccupazione di dare un senso alla luce e al buio è predominante. L'una è una luce solare che non ha calore, limpida come nei paesi nordici che illumina algide figure immobili in attesa di un qualche evento. Il buio invece è sempre una notte nerissima che rivela sporadiche isole di quotidianutà come bar notturni, strade silenziose, gente che si affretta verso casa.

La solitudine
In particolare Hopper sembra essere il pittore della solitudine, dei luoghi solitari e delle persone che paiono non comunicare tra loro. Ha dipinto strade con negozi chiusi, rotaie senza treni, pompe di benzina senza auto attorno, locali senza avventori, teatri senza pubblico, sale di attesa deserte. La solitudine è il senso fondamentale di queste opere e lo spettatore vi è trascinato dentro, entra pure lui a far parte di anonimi sobborghi di sconosciute città americane.

Alienazione e desolazione

Le sue vedute nette e rarefatte risultano alquanto inquietanti e rispecchiano l'angoscia del vuoto esistenziale, l'alienazione e la desolazione di una certa società americana. Nello spettatore si genera la sensazione di assistere ad un momento di estraneazione che aumenta mano a mano che si percepisce come i personaggi ritratti convivano in un ambiente minaccioso, alieno, costretti ad accettare nuove situazioni di adattamento esistenziale.

Disumanità

Le scene della vita quotidiana che Edward Hopper dipinge in una sorte di realismo metafisico hanno la caratteristica dell'estraneità, sembra che non appartengano a questo mondo ma ad un paesaggio lunare. Le sue figure sono plastiche ma cristallizzate in un'immobilità che sembra eterna. L'atmosfera è asettica, deossigenata, quasi invivibile, come se tutta l'aria fosse stata aspirata via.


I
nsomma l'artista  costruisce quasi tutti i suoi quadri attorno a una linea di confine tra interno ed esterno o tra spazio naturale e spazio urbano. Nelle sue creazioni si rintraccia il riflesso della sua vita metodica,  poco incline al cambiamento e pochi soggetti accompagnano tutta la sua produzione: paesaggi americani, stanze d'albergo, strade solitarie, notturni cittadini.



IL TEMPO DELL'ANGOSCIA

"O tempora, o mores" diceva un'antica locuzione latina quantomai appropriata, ovvero, come si dice oggi,"che tempi ragazzi!" Ciò premesso, ho la spiacevole sensazione di essere stato sottoposto, ovviamente a mia insaputa,  ad una incredibile dislocazione spazio temporale e di essere arrivato su un altro pianeta.

Il pianeta dove io e, come me, tutti gli altri siamo stati catapultati è un non-pianeta. E' un luogo che non dovrebbe esistere, un luogo dove vive la percezione del passato ma non il disegno del futuro. Un luogo dove tutto, a dispetto di ogni pulsione "buonsensista", potrà essere possibile. Dove si sono verificati fatti ed eventi che mai sarebbero potuti accadere nel luogo d'origine. Fatti ed eventi che forzatamente hanno impresso una svolta nella nostra vita. Una svolta peggiorativa delle umane condizioni esistenziali.

E' crollato miseramente in pochissimo tempo un  modo di vivere contraddistinto da certezze esistenziali, da una comune visione  delle cose, da una certa sicurezza del proprio cammino, da una  prevista e prevedibile progressione della vita . Ed ha lasciato solo macerie. Ed al posto di queste macerie nulla è stato costruito. Come all'Aquila. Il terremoto ha buttato giù una città intera e tutto e rimato così, consolidato in una immobile realtà senza tempo,  senza sapere nulla su ciò che sarà, se e quando sarà. 

Forse questo è un mondo di mezzo, un luogo di passaggio ma dominato dalla paura, dall'angoscia. Viviamo in  uno stato di disagio permanente che non sempre viene avvertito. Il futuro si percepisce come un panorama nebbioso dai contorni indistinti sul quale non possiamo più influire e tutte quelle azioni  collegate in maniera sequenziale tra di loro che dovrebbero portare ad un minimo di programmazione della nostra esistenza risultano alla lunga del tutto ininfluenti.

La crisi economica è il collante che unisce le nostre esistenze e  se gli uomini fossero stati pesci sarebbe l'acqua in cui nuotano. Ma non è così e in quest'acqua gli uomini stanno affogando. L'insicurezza dovuta all'impossibilità di potersi  garantirei di che vivere con decenza e dignità,  la progressiva diminuzione del lavoro  dovuta all'ideologia capitalista fatta propria da chi ci governa, i livelli terzomondisti retributivi adottati hanno gettato la gente in uno stato di semipovertà permanente che non si stabilizza mai perchè peggiora con crudele progressione mese dopo mese, anno dopo anno. 

In questo contesto la specie degli uomini ha subito delle mutazioni genetiche. La durezza dei tempi ha influito sui comportamenti, l'aggressività si manifesta sempre più spesso, l'egoismo e l'individualismo sono diventati le  molle che dettano conseguenti comportamenti. Si fa strada il concetto che è meglio un uovo oggi che un gallina domani e quello (dato che abbiamo iniziato con una citazione in latino) di "mors tua vita mea" mentre  qualsiasi azione ha una sua giustificazione se messa in atto per garantire il proprio tornaconto.

In questo desolante panorama alla paura e all'angoscia si aggiungono anche le minacce degli integralisti islamici, l'esposizione delle loro raccapriccianti esecuzioni capitali, la violenza generalizzata che si manifesta fuori e dentro gli stadi di calcio, la massiccia immigrazione proveniente da paesi poveri e dilaniati dalla guerra con poche possibilità di integrarsi nel tessuto sociale ma con invece molte possibilità di entrare a far parte delle organizzazioni criminali se non nelle organizzazioni terroristiche. E si è anche sgretolata la certezza che le strutture militari e di polizia siano preparate a difendere la vita e le proprietà dei cittadini,  di mantenere l'ordine e il vivere civile.

Siamo in un periodo in cui il precedente assetto socioeconomico o meglio una epoca già consolidata sta rapidamente avviandosi al suo termine naturale mentre si profila l'i inizio di una nuova era. E tutto questo non  è percepito come  mutazione, mutazione destinata a consolidarsi nella nuova futura società  nell' arco di anni se non di decenni. Gli uomini che vivevano nel quindicesimo secolo sicuramente avevano la percezione che un'epoca storica (il medioevo) si stava chiudendo ma non so quanto percepissero che stava iniziando un luminoso periodo che poi abbiamo chiamato rinascimento. E così per gli uomini che vivevano nel quinto secolo e assistevano al crollo dell'ordinamento sociale dell'antica Roma ignorando che  stava per iniziare il medioevo. 

Si, sappiamo tutti, lo percepiamo epidermicamente,  che  un'epoca, quella in cui vissero i nostri padri e i nostri nonni, si è definitivamente chiusa. La nuova epoca tarda ad arrivare e forse ci vorrà molto tempo per consolidarsi. Viviamo così nella incertezza, non sappiamo il domani come sarà se peggio o meglio di oggi e per questo passiamo il nostro tempo nell'insicurezza. E' un epoca di ansie, di paure in cui non si sa mai come vanno a finire le cose.