LO ZIBALDONE - GENNAIO 2016

Chi dorme non piglia pesci. 
Da sempre samo stati tiranneggiati dalla presunta virtù dell'alzarsi presto la mattina. Abbiamo  trasformato il pranzo in una pausa veloce nel pieno del lavoro. Abbiamo imparato a non sprecare il tempo.  Ci hanno detto che Indugiare è contro producente, che lo scopo della vita è lavorare, produrre, guadagnare. Ma che il lavoro nobiliti l'uomo è una stupidaggine. E' un’invenzione per spingerci a faticare sempre di più, per  una maggiore produzione di beni e servizi. Anche quando non servono. Altro che pesci! Chi poltrisce si riposa e il riposo, così come lo svago, serve per rigenerarsi, per essere più attivi quando ce n'è bisogno. E' l’inerzia a nobilitarci. E' l’inoperosità che promuove la più alta delle opere, quelle del pensiero e della ragione. E allora per chi ci accusasse ingiustamente di oziare basterà eccepire "sto pensando" oppure "sto meditando, riflettendo, ponderando, creando". Del resto, tutti lavorano per poi riposare. Dunque è il riposo a renderci laboriosi. O no?

Il dovere delle donne: perdonare gli sbagli del marito
"Tutti commettono degli sbagli, solo coloro che Allah ha dichiarato infallibili non ne commettono. Cara signora, probabilmente tuo marito commette degli sbagli. Può darsi che t’insulti, ti racconti bugie o addirittura ti picchi, oppure faccia qualcosa che a te non piace. Queste cose possono capitare. A qualsiasi uomo. Perciò è meglio restare in silenzio, finché non sarà la sua coscienza a condannarlo. Agendo così, egli ti considererà una moglie saggia e devota che si preoccupa del marito e della famiglia. Il santo Profeta disse: Una cattiva moglie non perdona gli sbagli del marito e non accetta le sue scuse. (Bihar al-Anwar, vol. 103, pag. 235). Non sarebbe un peccato se il sacro vincolo matrimoniale si spezzasse perché una donna non è disposta a perdonare gli sbagli del marito?"
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Iran Italian Radio - Sabato, 14 Novembre 2015 - ore 07:43


ATTENTI AL "BAIL-IN": SE FALLISCE LA BANCA FALLITE ANCHE VOI

Dal 1 gennaio 2016 è entrato in vigore il meccanismo del bail-in, in base al quale saranno i correntisti a pagare in caso di fallimento di una banca e non lo Stato.


Immaginiamo uno scenario da incubo, immaginiamo che la banca in cui avete i vostri conti vada in difficoltà, ecco voi in quel momento rischiate, senza saperlo ed esserne consapevoli, di perdere una parte anche importante dei vostri conti.

La situazione è semplice, e non molto positiva per i correntisti: fino ad oggi se una banca falliva, logica voleva che, intendo se aveva grosse difficoltà di bilancio, che a subirne le conseguenze fossero soprattutto, innanzitutto, o esclusivamente gli azionisti e gli obbligazionisti perché gli azionisti sono i proprietari della banca e gli obbligazionisti son delle persone che hanno preso dei bond, delle obbligazioni della banca stessa e sono, paradossalmente, parte in causa prendendone un rischio in ogni caso. 

Purtroppo il risparmiatore pensa, quando compra delle obbligazioni, di prendere un prodotto sicuro ed invece non è sempre così. Lo abbiamo visto nel caso dell’Argentina e tante altre volte, quando importanti realtà finanziarie sono fallite, gli obbligazionisti hanno perso soldi come gli azionisti. 

Con il bail-in però si introduce un concetto nuovo e molto pericoloso. Se l’azienda sbaglia, in questo caso una banca, e fallisce per via di operazioni molto pericolose come quelle che ad esempio ci sono state nelle banche statunitensi nel 2007-2008, che molti ricorderanno perché hanno causato un vero e proprio Tsunami sull’economia mondiale, ecco in questi casi, dal 1 gennaio a pagare saranno non più solo gli azionisti e gli obbligazionisti ma anche i correntisti con più di 100mila euro sul conto. 

Ci sono sicuramente alcune norme per cui non porteranno via tutta la disponibilità del correntista ma pur sempre si scaricano su persone che sono semplicemente dei clienti le colpe del management. Ossia quando il Management sbaglia a rimediare viene chiamato anche il correntista, e questo è un principio molto pericoloso e poco democratico perché il correntista è un semplice cliente e dovrebbe essere semmai tutelato fino in fondo. Questa tutela da ora in avanti non ci sarà! 

Il problema è che la maggior parte dei cittadini non è consapevole di questo rischio implicito. Se molti casi, come Monte Paschi di Siena, piuttosto che Banca Etruria, fossero esplosi dopo il 1 gennaio probabilmente i danni che già oggi molti risparmiatori lamentano sarebbero di gran lunga superiori. Passate parola." 

LA BARCA

Operai e imprenditori,  siamo tutti sulla stessa barca. E' uno dei ritornelli del neo-capitalismo: la condivisione delle perdite. La crisi morde, i mercati sono saturi, i consumi ristagnano, la concorrenza è agguerrita. I manager aziendali non vedono più salire i grafici degli utili. Vedono una linea piatta, in discesa. Entrano in azione gli esperti dei licenziamenti: hanno  la "mission" di aumentare la redditività dell'impresa agendo sul costo del lavoro.

La storia della barca é la trovata di chi non sa come far digerire ai lavoratori i bocconi amari delle ristrutturazioni. Un inganno mediatico messo in atto dai detentori del capitale. Una storia ingannevolmente fascinosa pensata ad arte per nascondere l'attacco al mondo del lavoro. Non siamo sulla stessa barca, siamo su due natanti diversi che vanno in direzione opposta. L'uno verso l'arricchimento, l'altro verso la povertà. 

Crisi economica significa gigantesco trasferimento di ricchezza dai ceti meno abbienti alle classi dominanti.  Quando questo finirà, terminerà anche la crisi. I pochi che usciranno indenni da questa guerra economica, che realmente vinceranno la partita saranno straordinariamente ricchi e potenti. Per gli altri solo macerie.

IL SOSPETTO C'E'


Che Americani, Inglesi, Francesi e altri paesi europei, alfieri di quella "democrazia da asporto", finalizzata ad arricchire solo le loro finanze, abbiano incaricato l'Italia di "togliere le castagne dal fuoco" in Libia è cosa nota. Meno noto è come questi governi perseguano i propri interessi che sanno di petrolio mentre l'Italia funge da catalizzatore di tutte le tensioni politico militari dell'area. Per i terroristi islamici l'Italia diventa così un obbiettivo da colpire. Territorio indifeso, saturo delle loro "pedine" arrivate in anni di immigrazione illegale. "Porto franco" dove chiunque può tranquillamente andare e venire senza essere sottoposto a procedure di identificazione. Paese dove gli eversori possono agire indisturbati quando e come vogliono. 

Si dirà che 'Italia non ha subito ancora nessun attentato tipo "Bataclan". Ma questo non è la conseguenza di un'accorta politica estera. E' dovuto unicamente al fatto che l'Italia è indispensabile  per far entrare ed uscire liberamente dall'Europa terroristi e armi. Per installare basi di comando jihadista. Per ottenere documenti falsi. Per ritenere questi Islamisti, "preziose risorse", pagarli, curarli, vestirli  e infine proteggerli con  uno stuolo di onlus vaticane, cooperative rosse, avvocati d'ufficio. Clandestini, tutelati da magistrati fulminei nel far cadere qualsiasi accusa e nel rilasciare immediatamente chiunque di loro sia stato così sprovveduto da cadere nelle larghissime maglie della polizia.

Tutto questo non è mero autolesionismo. Si deve considerare sotto l'aspetto politico. In fondo le "preziose risorse" rappresentano una non trascurabile dose di consenso politico indispensabile per non mollare il potere. Se l'Italia diventa un unico gigantesco "suk" non credo che agli uomini del consenso importi un granchè. I paradisi fiscali li aspettano.

LORO CI OSSERVANO

Mi è sempre piaciuto osservare con attenzione il mondo degli altri. Non certo per curiosità o per "voyerismo" ma per capire quali siano le vere intenzioni che si celano dietro l'esteriorità dei comportamenti altrui. La vita di una persona, depurata dagli orpelli delle apparenze, spesso risulta sorprendente. Ogni vita vissuta, per chi l'ha vissuta, è di per se una avventura. 

Per un'osservatore esterno è molto di più: è uno spaccato della grande storia.E questo vale soprattutto per gli "altri" che ci hanno preceduto. Andare a trovarli nei luoghi in cui hanno vissuto è come fare un viaggio in loro compagnia. Vuol dire entrare in una dimensione diversa da quella quotidianamente vissuta.  E più andiamo indietro nel tempo alla ricerca delle loro tracce, sempre più rare e preziose, più il viaggio diventa emozionante.

Rapiti dal fascino di questo cammino finiamo per percepire la loro silenziosa presenza. Iniziamo a credere che un qualcosa di impalpabile, ma a tratti evidente, faccia pur sempre parte del nostro vivere terreno. Probabilmente vi sarà capitato che, in visita a qualche sito di interesse archeologico, magari dove si sono verificati eventi particolarmente drammatici, avete percepito la presenza di qualcuno alle vostre spalle e che quando vi siete voltati non c'era nessuno. E poi, per esempio,  a chi non è capitato, durante una visita all'antica città di Pompei, di vedere, con la coda dell'occhio, un'ombra furtiva che svoltava l'angolo di una strada? 

Suggestioni, dovute al "phatos" di certi luoghi o fantasmi di coloro che hanno qui tragicamente terminato la loro vita. Le antiche civiltà attribuivano ai fantasmi  connotati assolutamente negativi ma, se debbo dire la verità, a me sembra che si sentano ancora parte di quel mondo che li vide in vita e che ci riservino costantemente le loro attenzioni. 

Presenze benigne, entità curiose che ci studiano da un 'altra dimensione e che a volte, per qualche imperscrutabile motivo, riescono a manifestarsi. Forse vorrebbero prendere contatto con noi, forse vorrebbero dirci qualcosa, ma una relazione diretta tra gli "altri" di oggi e gli "altri" del passato è del tutto impossibile. A volte "quasi" impossibile.

Segnali delle loro interferenze, dei loro tentativi di comunicare con noi ce ne sono in abbondanza: basti leggere le numerose pubblicazioni esistenti sui fenomeni paranormali. Ma, senza andar troppo per il sottile, chiunque, da profano,  può andar con successo alla ricerca di questi segnali. Chi non ha conservato ingiallite fotografie, antichi dagherrotipi magari di fine '800 della propria famiglia, dei nonni, dei bisnonni, degli avi? Ebbene, basta aver la pazienza di esaminarle attentamente. 

Guardate bene le persone rappresentate, fissate profondamente i loro occhi, concentratevi sulla loro espressione, scrutate con occhio critico il loro abbigliamento che risulterà ricco e sontuoso. Fate caso soprattutto ai fondali senza tralasciare  l'ambiente in cui sono rappresentati. Cercate di sentirvi parte del contesto in cui sono ritratti, di immedesimarvi nella loro epoca e di cogliere in quei volti antichi il senso della loro esperienza esistenziale. Bene, dopo aver compiuto questa operazione, che potrebbe risultare anche molto "pregnante" per l'aspetto emotivo che riveste, avrete sicuramente raggiunto due risultati.

Il primo è che, al di là della formalità delle loro pose, probabilmente avete afferrato la realtà del loro mondo, della loro umanità e vi sembrerà di conoscerli profondamente.  Il secondo è consequenziale.  Vi farà trovare, nascosto magari in qualche imperfezione del ritratto o in qualche scarabocchio, tracciato sulla foto da un bambino dell'epoca,  un possibile messaggio. 

Qualcosa che essi vi volevano far sapere o semplicemente una qualche rappresentazione di un mondo che non è quello nostro. Hanno tentato di comunicare e noi abbiamo ricevuto il risultato dei loro tentativi.